
Sotto accusa la comoda mediocrità che ha colonizzato le aziende. Talento e valore? Spesso restano fuori dalla porta.
Rivignano Teor, 26 agosto 2025 – C’è un rumore di fondo che da tempo si avverte nelle aziende italiane. È il suono sordo dell’adattamento, della comoda sopravvivenza, della mediocrità che si fa sistema. Ma oggi qualcuno ha deciso di alzare il volume. A farlo è Loris Comisso, consulente e formatore conosciuto per la sua schiettezza chirurgica e la capacità di far emergere verità scomode.
“In azienda non manca il talento. Mancano le persone con voglia di fare. Il professionismo è in via d’estinzione.”
– Loris Comisso
Una frase che ha il sapore dello schiaffo. Ma non è una provocazione vuota: è una fotografia nitida, lucida, spietata. Perché chiunque frequenti il mondo del lavoro lo sa: i veri professionisti sono sempre più soli, schiacciati da un sistema che premia la presenza più che la competenza, l’appartenenza più che il merito.
“Siamo pieni di ‘impiegati’ dell’anima: gente comoda, che tira a campare, che si mimetizza nel gruppo e vive di alibi,” dichiara Comisso.
“In troppe aziende il personale è diventato ‘avanzo d’altri’. I veri talenti non ci entrano o, se entrano, se ne vanno. Restano i bluff. E i flop.”
Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: c’è una decadenza etica e professionale che sta infestando uffici, reparti, riunioni. Una cultura del “faccio il minimo”, del “non è compito mio”, del “ci penso domani”.
“Nelle aziende ci sono ancora professionisti veri – spiega Comisso – ma spesso sono circondati da mediocrità protetta, da gente che parla tanto e fa poco. Che vuole stabilità senza responsabilità. Che pretende, ma non produce. E soprattutto, che si protegge dietro la frase: ‘Io il mio l’ho fatto’.”
Un atto d’accusa che non risparmia nessuno: non i collaboratori “piantati”, non i manager distratti, non le organizzazioni che si nascondono dietro processi e procedure per evitare di guardare in faccia la realtà.
“Non serve formare chi non ha voglia di crescere. Serve riconoscere chi ha ancora fuoco, senso del dovere, spinta al risultato. E fare in modo che non si senta più un alieno in un mondo di titolari di stipendio.”
Nel mondo del lavoro di oggi, dove i paladini dell’autenticità e dell’“equilibrio” spesso usano questi stessi concetti per giustificare la pigrizia o la rinuncia, Comisso rilancia un’idea antica e rivoluzionaria allo stesso tempo: la voglia di fare, la responsabilità personale, l’orgoglio del proprio contributo.
Non si tratta di nostalgia. Ma di un’urgenza: quella di ricostruire un’etica del lavoro basata sul valore, non sul volume.
Sul contributo reale, non sulla posizione raggiunta.
È un richiamo forte, che non cerca consenso ma risveglio.
La domanda ora è: quanti avranno il coraggio di ascoltarlo?
By Local Press Office
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